Τετάρτη, 9 Αυγούστου 2017

Francesco Tamagno - Φραντσέσκο Ταμάνιο

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Il tenore Francesco Tamagno e il suo mausoleo – Parte 1 –

di Manuela Vetrano, 23 giugno 2014, Cimitero Monumentale

Francesco Tamagno (Turin, 1850 - Varese, 1905), Italian tenor, with his daughter Margherita

                              Francesco Tamagno - Esultate! (Verdi - Otello)

Nella mia mente il nome Francesco Tamagno è legato in modo indissolubile alla tomba che si trova al Cimitero Monumentale di Torino. Mia madre mi ha spesso indicato questo enorme mausoleo, il più alto del cimitero, che accoglie le spoglie del tenore e io ho sempre pensato che questo Tamagno doveva essere stato davvero importante per possedere un sepolcro degno di un re. E, in effetti, Francesco Tamagno fu il cantante lirico italiano più famoso dell’Ottocento.

Francesco Innocenzo Tamagno, detto “Cichin”, nacque a Torino il 26 dicembre 1850 da Carlo e Margherita Protto. La modesta famiglia abitava in Borgo Dora, dove il padre lavorava come oste nella Trattoria del Centauro. Il locale era chiamato anche “Trattoria dei Pesci Vivi“, perché si trovava sulla riva della Dora Riparia, in cui si pescavano i pesci sul momento (oggi credo si pescherebbero più che altro nutrie panciute) per cucinare una frittura molto rinomata. Gli affari però non giravano bene, anche a causa della crisi post guerra 1859 e delle epidemie che falciarono la famiglia: su 15 figli, 10 morirono di tisi o tubercolosi. I cinque superstiti, tra cui Francesco, lavoravano come camerieri nella trattoria.

Cichin aveva ereditato dal padre una bella voce e non era raro per i clienti del Centauro assistere a gare canore tra i due. Francesco coltivò la sua passione per la musica: non potè studiare, ma cantava nel coro della chiesa e si iscrisse a una società di cantori dilettanti che si esercitava sotto l’unica grande arcata del ponte Mosca. Spesso andava al Teatro Regio e assisteva agli spettacoli dal Loggione, la “piccionaia” che ospitava 400 spettatori.

Nel 1868 decise di presentarsi al cospetto del maestro (e direttore dell’orchestra del Regio) Carlo Pedrotti, per chiedere di essere ammesso al liceo musicale. Ottenne un rifiuto. Non possedeva titoli di studi adeguati e poi, disse Pedrotti (prendendo un granchio grosso come una casa):

Hai dei buoni polmoni, ma attitudini artistiche zero… perseverando potresti diventare nel tempo un buon corista…”

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Tamagno-Otello

                         Francesco Tamagno - Niun mi tema (Verdi - Otello)

Perseverando Francesco riuscì nel 1870 ad entrare nel coro del Regio. Nel 1871 arrivò l’occasione per lui. In vista della messinscena del “Poliuto”, il tenore protagonista si ammalò e Tamagno fu scelto come sostituto. Da quel momento in poi ebbe inizio la sua carriera, che lo portò in giro per il mondo. Aveva una voce così possente che, si dice, faceva “tremare i lampadari del Regio” (di questa voce abbiamo testimonianza grazie alle registrazioni del 1904 della Gramophone & Typewriter Co di Londra). Diventò il più grande tenore verdiano: il suo cavallo di battaglia era l’“Otello”, che esordì il 5 febbraio 1887 alla Scala di Milano. Verdi era all’inizio restio ad affidargli la parte e si racconta che disse al tenore: “Francamente tu mi ispiri poca fiducia“. Tamagno gli rispose:

“Mi metta alla prova, Maestro. Molti artisti avranno più talento artistico di me; nessuno ha più cuore”

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Italian composer Giuseppe Verdi (Busseto, 1813-Milan, 1901), on left, with Italian tenor Francesco Tamagno (Turin, 1850-Varese, 1905), 19th century

Non si sposò mai Tamagno, ma non disdegnava le belle donne. Da una relazione clandestina con una nobildonna sposata nacque, il 2 settembre 1879, Margherita. Tamagno non rivelò mai il nome della sua amante e, anziché allontanare questa figlia illegittima, la tenne con sé e fu un “ragazzo padre”, in un’epoca in cui queste situazioni non erano certo viste di buon occhio. Tamagno adorava questa bambina e, quando non poteva portarla con lui, le scriveva frasi così:

“Tu sei la sola creatura che io amo con tutta l’anima mia: la sola per la quale darei mille volte la vita”

Artista sommo, padre amorevole e uomo con qualche piccolo difetto… Tamagno aveva la fama di taccagno (e scusate la rima baciata): si rivendeva i biglietti di prima classe e viaggiava in seconda; alloggiava in alberghi di second’ordine e si portava da casa le candele per non doverle comprare… forse questo atteggiamento fu una conseguenza dell’infanzia trascorsa nella povertà. Risparmiava quindi su tutto, o quasi… nel 1885 comprò per 80.000£ Villa Albuzzi del Pero a Varese (chiamata poi Villa Margherita, oggi sede degli uffici dell’Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi). Non rifiutava poi regali preziosi, come il portafogli ricoperto di diamanti e rubini donatogli dalla soprano Haricléa Darclée.

Villa-Tamagno-Varese
Villa-Tamagno-Varese

Dal 1898 il tenore iniziò ad allontanarsi dalle scene. Diceva:

“Lascio l’Arte, perché non posso rassegnarmi al pensiero che un giorno l’Arte lasci me”

La sua salute declinò rapidamente in seguito ad un attacco di angina pectoris, nella primavera del 1905. Il 30 agosto fu colpito da un’emorragia cerebrale e morì alle 7.30 del mattino successivo, vegliato dalla figlia, dal genero (l’avvocato Alfredo Talamona), dal fratello e dai medici, nella villa di Varese.

A soli 54 anni si spegneva la stella più luminosa della lirica italiana.


Fine prima parte

                           Francesco Tamagno sings Un di all'azzuro spazio

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Il tenore Francesco Tamagno e il suo mausoleo – Parte 2 –

di Manuela Vetrano, 4 luglio 2014, Cimitero Monumentale

Dove eravamo rimasti? Avevamo lasciato Francesco Tamagno mentre esalava l’ultimo respiro la mattina del 31 agosto 1905 a Varese… cosa successe dopo?
Fu aperto il testamento. Tamagno lasciò tutto alla figlia, tranne 40.000£ da distribuire a tre asili torinesi e all’Ospedale Maria Vittoria. Il tenore inoltre stabiliva di voler essere imbalsamato e questo illustre impegno spettò al dottor Tonta di Milano, noto per aver imbalsamato nientemeno che il re d’Italia Umberto I nel 1900. L’operazione che fissò in eterno le fattezze di Tamagno si svolse il 2 settembre e finì alle 17. Una doppia bara in zinco e mogano, con un’apertura in cristallo all’altezza del volto, accolse le spoglie del tenore. Fu portata nel salone centrale di Villa Margherita trasformato in camera ardente, “parata con velluto nero e decorata con frange d’argento e palme”, per ricevere quanti vollero porgere l’estremo saluto al “sublime incanto dell’Arte italiana”. Chi non riuscì ad andare di persona, inviò alla famiglia un messaggio di cordoglio: ne arrivarono più di trecento.

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I funerali del cantante si svolsero nella parrocchia di Giubiano il 5 settembre. Il feretro fu poi posizionato nella cappella della villa, oggi non più esistente, dove Margherita si sposò il 6 gennaio 1899. Alle 15 un grande corteo, seguito da due carri colmi di fiori, si mosse dalla residenza per accompagnare il carro funebre alla stazione, da dove partì alla volta di Torino, per arrivare a Porta Susa alle 23. L’indomani alle 10 la bara venne tolta dallo scalo merci dov’era stata “parcheggiata”. Coperta da un drappo nero decorato al centro da una croce argentata, fu messa su un carro funebre trainato da quattro cavalli, guidato da staffieri a piedi e circondato da paggi con torce accese tra le mani. Con a capo la Banda Municipale, si avviò così il corteo funebre diretto al Cimitero Monumentale di Torino. A piedi seguivano il carro parenti e amici, personaggi illustri, rappresentanti di varie istituzioni e tanta gente comune. Margherita, che aveva avuto problemi di salute, era in una macchina. Quattro carri e due vetture sepolti da fiori chiudevano quella mesta fiumana, che passò per Via Cernaia, Via Pietro Micca, Via XX settembre e Corso Regina, prima di giungere al camposanto a mezzodì. Lì la folla ascoltò i discorsi commemorativi, che oggi suonerebbero troppo retorici per le nostre moderne orecchie.

Tamagno fu sepolto nella tomba di famiglia, accanto ai genitori. Qui, nella IV ampliazione, lui si recava spesso per raccogliersi in meditazione davanti alla tomba della madre (morta nel 1879 a 56 anni):

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Margherita Protto Tamagno


“Ogni volta che sono triste vado al camposanto, e rimango là un pezzo, davanti alla sua tomba, pensando a lei, con gli occhi chiusi, per non distrarmi dalla sua immagine, e mi pare di vederla ancora e di sentirne la voce. Le parlo, essa mi risponde, stiamo insieme come quando era viva. Poi, me ne vado via consolato.”

Forse però quel sepolcro secondo la figlia era troppo piccolo per conservare degnamente l’esuberante personalità paterna… già nel 1906 fu approvata dal Comune la proposta di erigere una tomba monumentale su progetto dell’architetto milanese Raineri Arcaini. Il famoso mausoleo Tamagno fu inaugurato in forma privata il 30 aprile 1912 con la traslazione della salma. È probabile che al tenore, di braccino un po’ corto – come abbiamo scritto nella parte 1 –, la nuova ultima dimora non sarebbe piaciuta più di tanto… alta quasi 40 metri, costò ben 360.000£, ovvero quasi quanto fu pagata l’intera costruzione del Campo Primitivo poco meno di un secolo prima. Ancora oggi è il monumento più grande del cimitero.

Quando mi trovo di fronte a questo mausoleo rimango sempre stupita, oltre che dall’evidente imponenza, dal suo candore. Il bianco sfavillante che lo caratterizza è dovuto all’impiego del marmo Botticino, una pietra non assorbente né porosa, che si mantiene bene nel tempo.
18 scalini conducono alla camera sepolcrale. Bisogna avere sangue freddo per salirli, dato che si è controllati dal gelido sguardo di due sfingi della tradizione greca, mezze donne e mezze leonesse, che sembrano pronte a fulminarci (sì, proprio come nel film “La Storia Infinita”)…
La camera sepolcrale è sempre chiusa. Io ho avuto la fortuna di sbirciare dentro: un enorme sarcofago scuro è collocato sul fondo, sopra di esso si trovano fiori e una cornice con l’immagine di Tamagno. Il tutto è condito da una buona dose di polvere e ragnatele, che rendono l’ambiente spettrale. Una scaletta conduce alla cripta, dove si riposa in effetti l’artista.

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Monumento di Lisicrate, Atene


Sopra l’ingresso doveva essere collocata una pomposa iscrizione in greco, alla fine sostituita da quella attuale, più semplice e comprensibile da tutti:

“A Francesco Tamagno. La figlia”

La struttura che accoglie la camera sepolcrale funge da piedistallo al monumento commemorativo vero e proprio, che si ispira a quello eretto nel 334 a.C. nell’Acropoli di Atene dal corego Lisicrate, per celebrare la vittoria della sua tribù nella gara canora cittadina. In cima ad una cupolina sorretta da sei colonne corinzie disposte a formare un cilindro, si trova il tripode in bronzo, con cui si onoravano un tempo i trionfi artistici.

Per anni il mausoleo Tamagno è rimasto indisturbato, a parte qualche lieve acciacco. Salì nuovamente alla ribalta nel luglio 1986: durante una violenta tempesta un fulmine lo centrò in pieno, decapitando una sfinge e creando seri problemi strutturali. Gli eredi del tenore non avevano i mezzi per affrontare le spese legate al restauro (oltre 500 milioni£), perciò la tomba fu ceduta al Comune, che nel 1999 terminò i lavori restituendo a nuova vita una delle tante meraviglie del Monumentale, che svetta al centro della V ampliazione.

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mausoleo-tamagno-1986

È una tomba mitica, quella di Francesco Tamagno. Insomma: si va a Roma e si passa dal Colosseo, si fa un salto a Pisa e si vede la Torre… e la maggior parte dei torinesi sa, che quando si entra al Monumentale, non si può andar via senza fare un saluto al mausoleo Tamagno.


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VARESE

Francesco Tamagno,il tenore che amava Varese

Un secolo fa si spegneva per sempre la voce schietta e focosa del cantante lirico



 Un secolo fa si spegneva per sempre la voce schietta e focosa di Francesco Tamagno, il primo Otello, il tenore cordiale e generoso figlio del popolo che compiva i suoi esercizi di canto sotto il ponte della Dora, con i piedi nella ghiaia. Amò Varese Tamagno, tanto da abitare in una magnifica villa con parco, battezzata Margherita in onore della figlia, da cui ogni mattina si spostava in calesse per comperare il giornale in piazza Porcari.
Un uomo sincero che seppe conservare l’umiltà delle origini, un mecenate, che promuoveva eventi quali la Grande Mattinata Musicale del 1895 al Sociale, ospiti i grandi cantanti dell’epoca, o si improvvisava giardiniere, ortolano e impagliatore, come ricorda Edmondo De Amicis, come lui piemontese, nei suoi "Nuovi ritratti letterari e artistici".
Prima che incominci la gran baraonda di omaggi, mostre e discorsi, solita nelle ricorrenze di celebri personaggi, obliati per il resto dei decenni, ci piace frugare nel passato e rileggere le parole che Giulio Ricordi scrisse su "Musica e Musicisti" del settembre 1905 in memoria dell’amico, scomparso il 31 agosto a soli 54 anni per un ennesimo attacco cardiaco. Il giornale di casa Ricordi dedicò sei pagine all’arte del tenore, includendo un accurato reportage dei funerali, con fotografie scattate al corteo funebre, alla villa e alla stazione, dove la salma partì per Torino.
Con una prosa delicata e partecipe, il "sciur Giuli" racconta il suo primo incontro con Tamagno, nel 1877, quando il futuro Otello aveva 26 anni e stava per debuttare alla Scala con "l’Africana" di Giacomo Meyerbeer. "Nell’ottobre del 1877 incontro in Galleria Vittorio Emanuele l’impresario Rosani: – Oh! Bravo signor Ricordi, vuol sentire una meraviglia? Ci ho un tenore piemontese con una voce da sbalordire. –Eh! Voi altri impresari delle meraviglie ne avete sempre a disposizione; ma poi il pubblico non si meraviglia di queste vostre meraviglie. – No, no, stavolta le assicuro che la meraviglia c’è e gliela faccio vedere, è là che passeggia nell’ottagono. E mi indica un pezzo di giovanotto alto, tarchiato, dai capelli biondo rossicci, e con una fisionomia aperta e simpatica, dimodoché dico all’impresario Rosani: -Eh! Per bacco, è un bel pezzo di giovane, quasi quasi vorrei udire questa vostra meraviglia.


-Ma se vuole lo sentiamo subito: ecco qui nell’ottagono c’è proprio il negozio Ricordi, roba sua come vede, c’è il pianoforte, lei accompagna e l’udizione è bella e fatta. Ehi! Checco! Vieni qua…Questo è l’editore di musica Ricordi e adesso andremo là in negozio a cantare un paio di pezzi. Il signor Checco non si fa pregare, si entra tutti e tre nel negozio, si chiudono le imposte e il tenore-meraviglia canta due brani dell’"Africana".
-E’ vero, signor Rosani, è vero, è una voce che sbalordisce addirittura, ma credo che manchi un po’ di studio". E il giovane Francesco studiò, tanto da meritare la stima di Verdi che, ascoltatolo nel "Simon Boccanegra", lo volle per creare il personaggio di Otello.
Ecco ancora Giulio Ricordi: "Al contrario di quanto comunemente si credeva, Tamagno aveva un intuito musicale veramente straordinario, tanto che, pur non essendo profondo conoscitore di musica, imparava assai facilmente le parti a lui affidate. Aggiungasi una voce di una potenza straordinaria rafforzata dalla dizione chiarissima ed incisiva, talché tutte le parole spiccavano sillaba per sillaba anche negli ambienti più vasti".
Nel ricordarlo, l’editore di Rossini, Verdi e Puccini apre una piccola parentesi domestica che tratteggia gli ultimi momenti del Tamagno "varesino". "Morì per malattia di cuore, la quale lo condusse a morte con ripetuti attacchi apopletici. Benché sempre aitante della persona, pure questa malattia, che aveva fatto un primo accenno circa dieci anni or sono, non era ignorata dai suoi intimi ed il di lui medico curante dott. Francesco Petracchi di Varese ebbe più volte confidenzialmente a dirmi dei suoi vivi timori per la salute di Tamagno. Ma la vigorosa natura vinceva le insidie del male: anzi, strano a dirsi, quando in questi ultimi anni cantava, il celebre artista godeva salute buona, fors’anco perché, scrupoloso osservatore degli impegni assunti, teneva una dieta rigorosissima. Ebbe un vero culto d’affetto verso la madre, che poi riversò nella graziosa persona della di lui figlia Margherita la quale esso adorava, come adorava i nipotini che Margherita Tamagno ebbe dal matrimonio contratto con il signor Talamona".
Il cronista di "Musica e Musicisti" racconta invece in poche righe le esequie di Tamagno: "I funerali ebbero luogo in Varese il 4 settembre (1905) e come era facile prevedere riescirono importanti per il grande concorso di cittadini e rappresentanze. Dopo l’assoluzione della salma, impartita nella cappella della Villa Margherita, il carro funebre, preceduto e seguito da un lunghissimo corteo, si avviò alla stazione. Circondavano il carro il sotto.prefetto di Varese, cav. Pericoli, il sindaco dott. Garoni, il comm. Pompeo Cambiasi, il signor Luigi Ricordi in rappresentanza della casa editrice. La bara venne collocata in un treno funerario, che partì per Torino, la salma essendo accompagnata dai parenti".
Terminò così la parentesi varesina di uno dei più grandi tenori di tutti i tempi. Rimangono di lui i dischi Gramophone Concert Record etichetta rossa e oro, i celebri "angiolini", che i tecnici della Gramophone & Typewriter incisero proprio a villa Margherita nel 1903: pagine straordinarie da "Otello", "Andrea Chénier", "Trovatore", "Guglielmo Tell" che racchiudono per sempre lo squillo diamantino del formidabile Checco.

di Redazione Varese News

Pubblicato il 10 gennaio 2005

    Francesco Tamagno - O muto asil... Corriam voliam ( Guillaume ( William ) Tell - Gioachino Rossini )

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Francesco Tamagno


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Francesco Tamagno (28 December 1850 – 31 August 1905) was an Italian operatic tenor who sang with enormous success throughout Europe and America. On 5 February 1887, he sang Otello in the first performance of Giuseppe Verdi's opera. He is also the earliest Italian tenor of note to have left a sizeable body of recordings of his voice. As a man, he was one of the first international public figures to admit (and take quiet pride) in the fact that (from her birth) he was the single parent and carer of a daughter (see below).

Musical significance

The most famous heroic tenor of his age, Tamagno performed in a total of 26 countries, gaining renown for the power of his singing, especially in the upper register. Critics likened the sound of his voice to that of a trumpet or even a cannon. (Italians call this rare type of singer a "tenore robusto" or "tenore di forza".) Tamagno's vocal range extended up to high C-sharp during his prime, but he was no mere 'belter' of high notes; for his recordings provide evidence of his ability, even at career's end, to sing softly when required, modulating the dynamic levels of his voice with skill and sensitivity.

Best known as the creator of the protagonist's part in Verdi's Otello at La Scala, Milan in 1887, he also was the first Gabriele Adorno in Verdi's 1881 revision of Simon Boccanegra, a far more lyrical assignment than the "Moor of Venice". He participated, too, in the premiere of Verdi's Italian-language version of Don Carlos when it was staged at La Scala in 1884, singing the eponymous role of the Infante of Spain. Five other operas in which Tamagno created leading roles were Carlos Gomes' Maria Tudor (in 1879), Amilcare Ponchielli's Il figliuol prodigo (1880) and Marion Delorme (1885), Ruggero Leoncavallo's I Medici (1893) and Isidore de Lara's Messaline (1899).

He was lauded for his performances of such established parts as Manrico in Il trovatore, Don Alvaro in La forza del destino, the titles role in Ernani and Poliuto, Arnold in Guillaume Tell, John of Leyden in Le prophète, Raoul in Les Huguenots, Vasco in L'Africaine, Robert in Robert le diable and Eleazar in La Juive. He excelled in the newer dramatic parts of Radames in Aida, Samson in Samson et Dalila, Alim in Le roi de Lahore and John the Baptist in Hérodiade. Yet, in his younger days, before his voice grew too robust, he was able to negotiate a role as light and graceful as that of Edgardo in Lucia di Lammermoor due to his accomplished mezza-voce singing.

Tamagno sang in approximately 55 different operas and sacred works (including Verdi's Requiem and Gioachino Rossini's Stabat Mater) during the course of his career as a soloist, which began in Turin in 1873 and continued for another 32 years, only to be curtailed by the onset of a cardiovascular affliction that would kill him in middle age. Interestingly enough, with one notable exception, Tamagno largely eschewed verismo opera, considering it to be an uncomfortable fit with his stylistic training in the bel canto tradition. That notable exception was Umberto Giordano's Andrea Chénier. He studied the score of Chénier with Giordano in 1898 and earned accolades for his magisterial delivery of the tenor lead's four showpiece solos at ensuing productions of the work. He was on friendly terms, too, with Giordano's rival Giacomo Puccini. In 1892, he took part in a revival of Puccini's flawed early opera Edgar which was staged in Madrid under the supervision of the composer; but even Tamagno's involvement in the enterprise was not enough to reinvigorate Edgar and it remains rarely heard. (Tamagno also ventured a few performances of Pietro Mascagni's archetypal verismo piece, Cavalleria rusticana, in New York City in 1894.)

To paraphrase Tamagno's New York Times obituary of 1 September 1905, such was the extraordinary facility of the tenor's upper register, he made the hurling forth of his high A, B and C sound as easy as everyday speech. Like all singers, however, he had his vocal shortcomings and bad habits. The vibrant, power-packed tone of his voice, while thrilling, could never be described as "honeyed" or "seductive" and this reduced the effectiveness of his contribution to the more intimate passages of love duets, such as the one for the protagonist and Desdemona that crowns Act One of Otello. He was not an adroit sight-reader, justifying this limitation by insisting that he was an emotional person who preferred to deliver his music from the "heart" rather than from the "head". Critics occasionally reprimanded him for striving to maximise the excitement factor of his performances by holding on to top notes longer than necessary and by sometimes pushing them sharp. He was also chided intermittently for getting behind or ahead of the conductor's beat.

Tamagno pursued a busy and highly acclaimed career that lasted for more than three decades. During that time, he appeared in more than 50 different operas and sang at almost every important theatre in Europe, South America and the United States. He also had the distinction of participating in eight premiere performances of new or substantially refashioned operatic works by significant composers such as Verdi, Ponchielli and Leoncavallo. While not a sophisticated actor or a flawless musician, his huge voice and volcanic renditions of the most forceful tenor roles in the Italian and French repertoires had a tremendous impact on audiences, enabling him to build a worldwide reputation, and to charge promoters on both sides of the Atlantic top-tier fees for his services.

Life and singing career

Born into a large family in the northern Italian city of Turin (Torino) in 1850, Tamagno was the son of a wine-seller who ran a modest trattoria. His vocal promise manifested itself early, and although encouraged by his parents to learn a trade, he was still able to take singing lessons with the conductor/composer Carlo Pedrotti at Turin's Liceo Musicale (music school) and gain experience as a chorister.

In 1873, Tamagno completed his musical studies, and having got a stint of compulsory military service out of the way, he essayed a few small parts at Turin's Teatro Regio (Royal Theatre), of which institution Pedrotti was the director. He then made the most of an opportunity to execute a major operatic role, bursting into prominence on 20 January 1874 with a sensational performance as Riccardo in Giuseppe Verdi's Un ballo in maschera at the Teatro Bellini, Palermo. Tamagno embarked on a series of follow-up singing engagements in Ferrara, Rovigo, Venice and Barcelona which raised his profile further and enabled him to make his debut at Milan's La Scala in 1877.

La Scala was Italy's principal opera theatre, and Tamagno became a core member of its company of singers. His voice continued to mature at La Scala, reaching its full potential after a few years of spirited use in a variety of operas. He enjoyed the added advantage of working closely with Verdi, and his vocalism acquired a discipline and polish that hitherto it had lacked. According to The Concise Oxford Dictionary of Opera, he would eventually take part in every La Scala season until the end of 1887 and appear there again in 1901 as a guest artist. He did not completely turn his back on Turin, however, and he found time to sing periodically in his home town. (Indeed, his last known public engagement occurred in Turin in 1905.)

Argentina was an overseas bastion of Italian opera throughout this period, and Tamagno undertook the first of several well-remunerated visits to the South American nation's capital city of Buenos Aires in 1879. Earlier, in 1875-1876, he had sung in Spain. But his international career did not take off explosively until 1888, with the role of Otello—which Verdi had penned with Tamagno's voice in mind—serving as his global calling card. Music-performance historian John Potter has this to say about Otello in his 2009 book, Tenor: History of a Voice (Yale University Press, p. 61): "The title role was one of the most taxing tenor parts ever written and was created specifically for the unique talents and vocal persona of Tamagno. The requirements of the role, an imposing physical presence capable of combining lyrical sweetness with stentorian declamation that ranges from a rich baritonal middle to a ringing upper register, have made it problematic to cast ever since."

Tamagno toured sedulously during the final dozen years of the 19th century, accepting lucrative invitations to perform Otello and other strenuous operatic roles in countries as diverse as England, France, Portugal, Spain (again), Germany, Austria, Russia, Uruguay, Brazil, Mexico and, as we have noted, Argentina. He performed often, too, at the fashionable Monte Carlo Opera and appeared at key musical venues in the North American cities of New York City, Chicago, Boston, Baltimore, Washington, D.C., Philadelphia and San Francisco. Tamagno's obituary in the New York Times says that he sang in the United States for the first time in 1890. The prominent American impresario Henry Eugene Abbey managed him during this particular trans-Atlantic visit.

To give just five specific examples of Tamagno's foreign engagements in the wake of the 1887 premiere of Otello, he performed at the New York Metropolitan Opera in 1894–1895, at London's Lyceum Theatre in 1889, at the Mariinsky Theatre in St Petersburg in 1896-97, at the Paris Opera in 1897, and at the Royal Opera House, Covent Garden, in 1895 and 1901. (During his London seasons, he also sang privately for Queen Victoria at Windsor Castle.)

Orchestral conductors of the calibre of Franco Faccio, Luigi Mancinelli and Arturo Toscanini partnered Tamagno during his heyday, and he appeared opposite some of the most illustrious sopranos, baritones and basses in operatic history. Veteran opera-goers regarded Tamagno as being the legitimate successor to Enrico Tamberlik (1820–1889), the dominant Italian heroic tenor of the mid-19th century, while Jean de Reszke (1850–1925) was widely considered to be the finest of his tenorial coevals. An elegant lyric-dramatic tenor of the French school, de Reszke's repertoire overlapped Tamagno's to some extent, and although he could never out sing his Italian rival, he had a rounder voice and a suaver stage presence. He was also the foremost male exponent of Richard Wagner's operas to be heard on the stages of London and New York during the late-Victorian Era. Tamagno, however, refused to perform Wagnerian works, even in Italian translation; he believed that the tessitura of the music written for Wagner's tenor heroes lay too low to suit his vocal range.

Tamagno lived long enough to witness the rise to fame of the young Enrico Caruso (1873–1921). He admired Caruso's ability, predicting as far back as 1898 that Caruso would go on to become the number-one Italian tenor of the 20th century. As M. J. Phillips-Matz observes in her 2002 Puccini biography, Tamagno and Caruso actually appeared on the same stage in February 1901, during a concert at La Scala. The concert had been organised by Toscanini as a commemorative tribute to the recently deceased Verdi. (In it, Tamagno sang an extract from La forza del destino and Caruso led the quartet from Rigoletto.) Opera commentator Michael Scott states that Tamagno gave his last performance as Otello in Rome in 1903, when he starred in a gala production mounted for Kaiser Wilhelm II.

A single father who never married, Tamagno possessed an affable personality in addition to a shrewd business brain and a careful attitude to money. Soprano Nellie Melba's most recent biographer, Ann Blainey, recounts how Melba reacted to Tamagno's penny-pinching when she twice encountered demonstrations of it during the 1894-1895 New York Met season:

"His astounding voice was said to have 'the metallic penetration of an eight-inch [artillery] shell', but at heart he remained a simple peasant, and his peasant-like parsimony was a source of amusement. One night Melba and Jean de Reszke watched open-mouthed as he pocketed the after-dinner candies and souvenired a bunch of orchids from the table. Soon after, at a lunch, Melba saw him gather up his neighbour's uneaten cutlets and wrap them in a newspaper. He said they were for his dog, but Melba guessed they were for his own dinner." (See I Am Melba, Black Inc. Books, Melbourne, Australia, 2008, p. 149.)

Tamagno was blessed with a bullish physique but a chronic cardiac ailment caused his health to deteriorate during the early 1900s. Although this ailment forced him to quit the operatic stage, he continued to give recitals and appear in concerts, the final one of which was held in Ostend, Belgium, in 1904. He sang briefly in public for the last time in March the following year and withdrew to the tranquility of a villa in Varese, Lombardy, that he had owned since 1885 and had remodelled extensively. Tamagno's medical condition failed to improve, however, and he suffered a heart attack while at the villa. He was confined to his bed, experienced a relapse and died on 31 August 1905, aged 54. His body lies interred in an elaborate stone mausoleum at Turin's General Cemetery.

Tamagno's beloved daughter Margherita, who had been born out of wedlock, and for whom he cared from her birth, writing to her throughout his career and her childhood incredibly moving letters, inherited his considerable estate, according to biographer Ugo Piavano. Piavano's definitive biography, Otello Fu: La Vera Vita di Francesco Tamagno, il "tenore-cannone", was published in Milan in 2005 by Rugginenti Editore to mark the 100th anniversary of the singer's death. Both Volume One of Michael Scott's The Record of Singing (published by Duckworth, London, 1977) and J. B. Steane's The Grand Tradition: 70 Years of Singing on Record (Duckworth, London, 1974) contain evaluations of Tamagno's voice and artistry. Furthermore, the Teatro Regio di Torino has acquired many of Tamagno's costumes and other items relating to his operatic career, while his butterfly collection can be viewed in Varese at the Villa Mirabello.

Recordings

Tamagno's intensely bright, steel-tipped voice with its stentorian timbre, open production, vigorous (but never disruptive) vibrato and incisive declamation is preserved on two batches of technologically primitive recordings of operatic items. They were made during February 1903 at Tamagno's holiday retreat in Ospedaletti and during April 1904 at a 'studio' in Rome.

The British Gramophone & Typewriter Company, HMV/EMI's predecessor, produced all of Tamagno's recordings (issued in the US by the Victor Talking Machine Company), which were released on shellac discs 10 or 12 inches in diameter and play correctly at speeds in the range of 73 to 77 rpm (the 78 rpm standard was not established until the 1920s).It dispatched one of its best engineers, Will Gaisberg, to Italy to handle the recording sessions. (Such sessions could be a daunting experience for singers of Tamagno's generation, who were accustomed to performing before an audience in an opera house environment.) The company paid Tamagno a cash advance of 2000 pounds sterling to make his first lot of recordings. He also received royalties from the company for every individually numbered, custom-labelled pressing that sold. Roland Gelatt's revised edition of The Fabulous Phonograph (Collier Books, New York, 1977, p. 119) asserts that Tamagno's recording contract, signed in December 1902, was the first to embody "the royalty principle".

Gelatt states that Tamagno approved 19 recordings from his Ospedaletti session for release to the public. They went on sale in April 1903 and were heavily advertised in the press, with Tamagno billed as the world's greatest tenor. Buyers were charged one pound sterling, or its equivalent in other currencies, per disc; in comparison, Caruso's early 10-inch discs (made in Italy the previous year) sold for just 10 shillings or an equivalent amount of money. The amount charged for each of Tamagno's discs represented at least a week's wages for the common man and for that outlay he would receive a single-sided product, sometimes containing less than two minutes of music. Clearly, Tamagno's recordings were aimed at upper-crust customers, as were those made by such eminent contemporaries of his as Nellie Melba, Adelina Patti, Pol Plançon and Mattia Battistini.

The small group of composers featured on Tamagno's combined recorded output of 1903 and 1904 comprises Giacomo Meyerbeer, Camille Saint-Saëns, Jules Massenet, de Lara, Giordano, Rossini and, naturally enough, Verdi. Apart from Otello, the operas from which he elected to record arias, in multiple takes, were Il trovatore, Guillaume Tell (Guglielmo Tell), Le prophète (Il profeta), Samson et Dalila (Sansone e Dalila), Hérodiade, Messaline and Andrea Chénier.

When he stepped before the recording horn, Tamagno was in poor health and semi-retirement after a long and demanding career. Consequently, his voice, although still astonishingly powerful and kept under firm technical control, was no longer at its peak, though the recording technology of the time was almost certainly not equal to the task of capturing the full breadth of Tamagno's ability at the time.

Potter pays tribute to Tamagno's vocal attributes in his book about the history of tenor singing, averring that his "recorded legacy" is "a priceless connection with Verdi" while Steane, writing in The Grand Tradition (pp. 19–23), praises Tamagno's discs as "artistic and devoted performances by a singer of exceptional gifts" with a "great voice". Scott declares in The Record of Singing (pp. 131–133) that Tamagno's Otello recordings are "invaluable historically" with the Esultate in particular displaying "amazing force" and all of them exhibiting an "intensity of utterance" that is "unique". Indeed, Henry Pleasants, author of The Great Singers, goes so far as to say that the "searing despair" of Tamagno's version of Otello's death aria, Niun mi tema, "is possibly unmatched by anything else on wax" (Macmillan Publishing, revised edition, London, 1983, pp. 252–254).

Symposium Records has released a two-CD anthology of Tamagno's published and unpublished recordings (catalogue number 1186/87), while an extensive selection of them was issued on the Pearl/Opal label (CD 9846) in 1990. Those wanting to hear Tamagno in a broader context may wish to consult EMI's three-CD La Scala Edition, Volume One, 1878-1914 (CHS 7 64860 2). This edition contains four Tamagno tracks in expertly re-mastered transfers plus recordings made by a number of his colleagues, including baritone Victor Maurel, the creator of the role of Iago in Otello, and bass Francesco Navarini, the creator of the role of Lodovico in the same opera.

Of more specialist interest (but bringing us closer to Tamagno in recording quality) has been a 2007 release of all of Tamagno's extant 12-inch records on high quality vinyl discs (pressed from the original metal "masters"/parts found in a German archive) by the United Kingdom firm Historic Masters. This was followed in 2012 by all the ten inch recordings.

All (bar one) of Tamgano's recordings (published or not) have been found. The Historic Masters boxed set is accompanied by a biographical essay written by Michael Aspinall, who also discusses Tamagno's discography and appraises his vocal technique. The set contains, among other things, a recently discovered recording of the Oath Duet from Otello ('Si pel ciel') and an aria from Messaline that was previously known only from a private test pressing once belonging to Tamagno. The baritone on the Otello duet is anonymous, but Aspinall believes it might be Tamagno's younger brother, Giovanni, who had a minor singing career. Aspinall concludes his essay thus: "Tamagno is one of the most charismatic and communicative singers ever to record his voice for the wonderment of future generations ... The privilege of listening to the complete recordings of Tamagno helps us to realise his immense stature among the great names of music drama."

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Francesco Tamagno - Ora e per sempre addio - Tamagno sings the Moor's farewell to arms, "Ora e per sempre addio" from Act II of Verdi's opera Otello. The tenor takes a much more leisurely tempo than one is accustomed to hearing from tenors of the last fifty or so years. In spite of this (or, perhaps, because of it) the piece retains its drive and urgency. This aria was recorded by Tamagno in February of 1903.

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FONTI



Francesco Tamagno,il tenore che amava Varese - VareseNews

Francesco Tamagno - Wikipedia

Francesco Tamagno Stock Photos and Pictures | Getty Images

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